Gestione dei rifiuti derivanti da incidente stradale.

1. Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 (Codice della Strada)
2. Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (Testo Unico ambientale)

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Modalità di attuazione di due “leggi Speciali”: applicazione.

Principio di specialità
In occasione di un incidente stradale, fatti salvi eventuali danni causati alle persone e ai veicoli, quasi sempre si producono rifiuti, i quali hanno un impatto ambientale e devono essere gestiti nel rispetto delle disposizioni del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, meglio conosciuto come “Testo Unico Ambientale”.
1. Come procedere per operare nel rispetto di queste norme giuridiche?
2. Quali soggetti possono essere dichiarati “abilitati” all’esecuzione di queste operazioni?
3. Si possono generare conflitti di operatività trattandosi di due disposizioni normative definite “Leggi Speciali”?

Esempio pratico;
La riforma del Codice della Strada (D.lgs 285/1992) prevede che l’Ente proprietario della Strada, in caso di incidente, provveda alla raccolta dei liquidi (lubrificanti, refrigeranti ed idraulici) se sversati, alla raccolta dei detriti (metalli, plastica, ecc), alla pulizia della carreggiata ed al conferimento di detti rifiuti, ognuno con la sua corretta classificazione, presso impianti debitamente autorizzati a riceverli.
Il Codice della Strada disciplina i compiti degli enti proprietari della strada e gli atti vietati.
L’articolo 14 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 sancisce che tra i compiti degli Enti proprietari delle strade rientra anche la manutenzione e la pulizia delle stesse.
Infatti al comma 1 lettera a) stabilisce che gli Enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza, provvedono:
a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi.
L’ articolo 161 dello stesso Decreto stabilisce altresì che, chiunque non abbia potuto evitare la caduta o lo spargimento di materie viscide, infiammabili o comunque atte a creare pericolo o intralcio alla circolazione, deve provvedere immediatamente ad adottare le cautele necessarie per rendere sicura la circolazione e libero il transito.
L’art. 211 del Codice della Strada rubricato “Sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione di opere abusive”, chiarisce quale sia il soggetto tenuto a gravarsi degli gli oneri derivanti dalla pulizia della strada successiva all’incidente e il ripristino delle condizioni di sicurezza della strada.
Ultimamente, gli Enti pubblici proprietari delle strade, a seguito di gare d’appalto, provvedono ad assegnare la competenza della pulizia delle medesime infrastrutture per eliminare, in caso d’incidente stradale, i materiali solidi e liquidi sversati e/o abbandonati nelle cunette laterali ovvero sparpagliati vicino ai campi adiacenti alla strada, dimenticandosi che, tali rifiuti, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera b-ter, punto 4, sono classificati come “rifiuti solidi urbani”.
(183, comma 1, lettera b-ter) …omissis…, 4 (i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua);
Inoltre, i suddetti rifiuti rientrano a pieno titolo fra quelli, cosiddetti, rifiuti derivanti dalle “attività di spazzamento”.
Proprio per la loro natura, fatte salve le precauzioni qualora trattasi di “rifiuti pericolosi” (sversamenti di oli minerali, sversamento di liquidi refrigeranti, caduta di accumulatori al piombo, airbag, ecc), sono classificati come rifiuti urbani in quanto rientranti nella classificazione dell’art. 183, comma 1, lett. b-ter, punto 4), ancorché giuridicamente individuati fra i rifiuti solidi urbani, queste tipologie di rifiuti debbono essere gestiti nel rispetto di particolari modalità operative e di specifiche autorizzazioni previste per le loro particolari pericolosità.
Preso atto della classificazione di queste componenti liquide e solide potenzialmente derivanti da incidenti stradali, sono stati classificati, vanno tenute in considerazione anche le modalità ed i titoli giuridici necessari per le successive manipolazioni: lo spazzamento, la raccolta, il loro trasporto e lo smaltimento.
In base alle regole generali sul trasporto di rifiuti di cui agli artt. 193 e 212 del D. Lgs. n. 152/2006, ogni trasporto di rifiuti deve essere accompagnato dal formulario di identificazione del rifiuto e potrà essere raccolto e trasportato da soggetti Iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
Fanno eccezione i trasporti di rifiuti speciali non pericolosi, effettuati dal produttore dei rifiuti stessi, in modo occasionale e saltuario. Sono considerati occasionali e saltuari i trasporti effettuati per non più di cinque volte l’anno, che non eccedano la quantita' giornaliera di trenta chilogrammi o di trenta litri.
Ciò detto, la domanda che si pone d’obbligo è.
In quali Categorie dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali dovranno essere iscritti i soggetti incaricati a svolgere le operazioni di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico?
Secondo le disposizioni sancite dall’art. 212 comma 5 del D. Lgs. 152/06, per l’esecuzione delle operazioni di spazzamento è necessario il possesso dell’Iscrizione alla Categoria 1, indicata dall’art. 8 del D.M. 03 giugno 2014 n. 120; altresì dovrà essere valutata anche per quale classe di appartenenza la Ditta operatrice sarà chiamata ad operare.
Questo particolare sarà determinato dalla vastità del luogo o ai luoghi (popolazione servita) in cui la Ditta appaltatrice andrà ad operare.
Di seguito vengono riportate, in stralcio, le disposizioni sancite dagli artt. 193 commi 7 e 8 e 212, commi 5 e 8 i quali rispettivamente dispongono:
(art. 193, cc. 7 e 8)
7. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani ai centri di raccolta di cui all’articolo 183, effettuato dal produttore iniziale degli stessi; al soggetto che gestisce il servizio pubblico; ai trasporti di rifiuti speciali non pericolosi, effettuati dal produttore dei rifiuti stessi in modo occasionale e saltuario. Sono considerati occasionali e saltuari i trasporti effettuati per non più di cinque volte l’anno, che non eccedano la quantità; giornaliera di trenta chilogrammi o di trenta litri.
8. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano altresì al trasporto di rifiuti speciali di cui all’articolo 184, comma 3, lettera a), effettuato dal produttore in modo occasionale e saltuario, come definito al comma 7, per il conferimento al gestore del servizio pubblico di raccolta, ovvero al circuito organizzato di raccolta di cui all’articolo 183, comma 1, lettera pp), con i quali sia stata stipulata apposita convenzione.
(art. 212, cc. 5 e 8)
5. L’iscrizione all’Albo è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi. Sono esonerati
dall'obbligo di cui al presente comma le organizzazioni di cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233, 234, 235 e 236, al decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, e al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151,
limitatamente all’attività di intermediazione e commercio senza detenzione di rifiuti oggetto previste nei citati articoli. Per le aziende speciali, i consorzi di comuni e le società di gestione dei servizi pubblici ci cui al decreto legislativo 18 agosto 2000,
n.267, l'iscrizione all'Albo è effettuata con apposita comunicazione del comune o del consorzio di comuni alla sezione regionale territorialmente competente ed è valida per i servizi di gestione dei rifiuti urbani prodotti nei medesimi comuni. Le iscrizioni di cui al presente comma, gia' effettuate alla data di entrata in vigore della presente disposizione, rimangono efficaci fino alla loro naturale scadenza.
8. I produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonchè i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità;
non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, non sono soggetti alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, e 7 a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti
sono prodotti. Detti soggetti non sono tenuti alla prestazione delle garanzie finanziarie e sono iscritti in un'apposita sezione dell’Albo in base alla presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o provinciale dell’Albo territorialmente
competente che rilascia il relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni. Con la comunicazione l’nteressato attesta sotto la sua responsabilità, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 241 del 1990:
a) la sede dell’impresa, l’attività o le attività dai quali sono prodotti i rifiuti;
b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;
c) gli estremi identificativi e l’idoneità tecnica dei mezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, tenuto anche conto delle modalità di effettuazione del trasporto medesimo;
d) l’avvenuto versamento del diritto annuale di registrazione di 50 euro rideterminabile ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni 10 anni e l’impresa è tenuta a comunicare ogni variazione intervenuta successivamente all’iscrizione. Le iscrizioni di cui al presente comma, effettuate entro il 14 Aprile
2008 ai sensi e per gli effetti della normativa vigente a quella data, dovranno essere aggiornate entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
Detto ciò, considerato che in molte occasioni la Polizia Locale, oltre alle strade comunali, è chiamata ad effettuare i rilievi post-incidente, anche nelle strade Statali e Provinciali ovvero nelle parti di queste comprese all’interno dei “centri abitati”, le domande che vorrei portare all’attenzione di coloro che avranno la pazienza di approfondire questi argomenti, al fine di
uniformare il modus operandi in occasione di questi sinistri stradali saranno:
a) le Ditte specializzate all’esecuzione di queste operazioni di spazzamento, raccolta e smaltimento di queste particolari tipologie di rifiuti, che vengono incaricate allo svolgimento di queste operazioni, sono in regola con le autorizzazioni citate in premessa?

b) nel caso in cui queste operazioni di pulizia consistono nella raccolta di sostanze liquide ed oleose e, come è capitato di vedere diverse volte, gli addetti a queste attività provvedono mediante il lavaggio della superficie stradale avvalendosi di speciali attrezzature idonee allo scopo (idro- pulitrici), i reflui di risulta vengono raccolti e gestiti come rifiuti liquidi ovvero, al fine di economizzare al massimo, sotto ogni profilo (impiego di tempo, assenza di apparecchiature idonee alla raccolta, mancata
individuazione dei siti di destinazione per il deposito ed infine i costi da sostenere), vengono abbandonati sul posto e fatti assorbire dal suolo?
c) qualora invece, sempre per la gestione di queste tipologie di rifiuti vengono utilizzate sostanze assorbenti, come vengono raccolte e gestiti questi rifiuti costituiti da assorbenti intrisi di sostanze oleose?
Possibili soluzioni operative
Richiamando l’art. 230 del Decreto Lgs 152/06, ancorché il comma 1 bis del medesimo Decreto, con il quale vengono individuate espressamente le infrastrutture autostradali, per analogia il comma 3 del medesimo articolo consentirebbe di potersi avvalere delle medesime disposizioni anche per la gestione dei rifiuti derivanti dalle infrastrutture diverse dalle reti autostradali.
Tutto ciò, estendendo queste operazioni di pulizia delle reti viarie al concetto di “manutenzione” finalizzata al ripristino del loro utilizzo.
Atteso che, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. f) del D. Lgs 152/06, viene indicato come soggetto produttore del rifiuto “il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore).
Orbene, il Legislatore, in diverse circostanze (vgs art. 193, comma 19 del D. Lgs 152/06) concede la possibilità, per il produttore, di considerare i rifiuti derivanti da operazioni di manutenzione come “prodotti presso l’unità locale sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività”.
Anche l’art. 230 comma 1 del medesimo D.lgs, indica come il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell’infrastruttura a rete e degli impianti
…omissis…, che può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione.
(art. 193, comma 19)
I rifiuti derivanti da attività di manutenzione e piccoli interventi edili, ivi incluse le attività di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 82, si considerano prodotti presso l’unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività. Nel caso di quantitativi limitati che non giustificano l’allestimento di un deposito dove è svolta l’attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alla sede, in alternativa al formulario di identificazione, è accompagnato dal documento di trasporto (DDT) attestante il luogo di effettiva produzione, tipologia e quantità dei materiali, indicando il numero di colli o una stima del peso o volume, il luogo di destinazione.
(art. 230, comma 1)
1. Il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell’infrastruttura a rete e degli impianti per l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o tramite terzi,
può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il luogo di
concentramento dove il materiale tolto d’opera viene trasportato per la successiva valutazione tecnica, finalizzata all’individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun
trattamento.
Tuttavia, qualora la Ditta incaricata a svolgere questa tipologia d’intervento, intenda e/o le sia stata aggiudicata, a seguito di pubblica gara, tale tipologia d’intervento, qualora raccolga rifiuti classificati “pericolosi”, vedi il caso delle sostanze oleose e/o degli assorbenti utilizzati per la raccolta di siffatte tipologie di rifiuti dovrà, comunque, essere in possesso dell’Iscrizione all’Albo Gestori Ambientali nella Cat. 2Bis, meglio descritta dall’art. 8 del D.M. 120/2014, per il trasporto di quantitativi inferiori ai 30 Kg e/o 30 litri giorno ovvero, dell’Iscrizione alla Cat. 5 d’indicata dal medesimo art. 8, qualora trattasi di quantitativi superiori ai 30 Kg e/o 30 litri giorno;
iscrizione, necessaria per il trasporto dal luogo di effettiva raccolta al luogo in cui sia stato individuato dal produttore e/o il luogo indicato dal proprietario dell’infrastruttura, per l’esecuzione delle attività di deposito temporaneo.
Deposito temporaneo che dovrà essere allestito e curato nel rispetto delle disposizioni stabilite dall’art. 185 bis del D. Lgs 152/06.
(art. 185bis – Deposito temporaneo prima della raccolta)
1. Il raggruppamento dei rifiuti ai fini del trasporto degli, stessi in un impianto di recupero o smaltimento è effettuato come deposito temporaneo, prima della raccolta, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella
disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci;
b) esclusivamente per i rifiuti soggetti a responsabilità estesa del produttore, anche di tipo volontario, il deposito preliminare alla raccolta può essere effettuato dai distributori presso i locali del proprio punto vendita;

c) per i rifiuti da costruzione e demolizione, nonchè per le filiere di rifiuti per le quali vi sia una specifica disposizione di legge, il deposito preliminare alla raccolta può essere effettuato presso le aree di pertinenza dei punti di vendita dei relativi prodotti.
2. Il deposito temporaneo prima della raccolta è effettuato alle seguenti condizioni:
a) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, sono depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
b) i rifiuti sono raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:
con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo
non può avere durata superiore ad un anno;
c) i rifiuti sono raggruppati per categorie omogenee, nel rispetto delle relative norme tecniche, nonchè, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
d) nel rispetto delle norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose.
3. Il deposito temporaneo prima della raccolta è effettuato alle condizioni di cui ai commi 1 e 2 e non necessita di autorizzazione da parte dell’autorità competente.
Il mancato rispetto delle disposizioni normative sopra esposte, può integrare, a carico del titolare e/o legale rappresentante della Ditta incaricata all’esecuzione di queste attività, in concorso con il titolare e/o legale rappresentante dell’infrastruttura servita, la violazione delle disposizioni normative di che trattasi configurando il reato di “abbandono di rifiuti nel luogo di produzione” ed il reato di “spazzamento, raccolta e trasporto di rifiuti in assenza di autorizzazioni”.
Per tali violazioni sono previste sanzioni penalmente perseguibili ai sensi dell’art. 255, comma 1bis del D. Lgs 152/06 (abbandono di rifiuti nel luogo di produzione) e art. 256, commi 1 lett. a) e b), stesso Decreto, per attività di gestione in assenza di autorizzazione e/o Iscrizione all’albo Nazionale Gestori ambientali (spazzamento, raccolta, trasporto e deposito incontrollato di rifiuti).
Inoltre, ai sensi dell’art. 259, comma 1, del più volte citato D. Lgs 152/06, alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1, o al trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
Con osservanza.
Macerata li 20.03.2024

Magg. Alberto Casoni

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